Demetrio Tondella è un riflessivo, ma di quelli che sanno cogliere l’attimo. Da buon (couch)surfer becca l’onda giusta “Fiorello”, che proietta lui e la sua iniziativa editoriale su palcoscenici molto visibili. Ora si tratta di non lasciarsi risucchiare dalla risacca e Demetrio conta sulla forza virale e divulgativa della Rete. A parte tutto, un interessante caso di comunicazione “non convenzionale”.

di Marco Stancati

La singolarità di una storia pulita

Fallo, libro di Demetrio Tondella

Demetrio Tondella è un ragazzo normale ma, paradossalmente, atipico: innanzitutto nasce a Natale (ma i regali di compleanno glieli portano i re Magi?! Forse no, perché si dichiara non credente), cresce in Piemonte nel Canavese nella fattoria di famiglia (circostanza quando meno insolita), ha una famiglia solida alle spalle (i genitori non sono separati, neanche in casa), ama tutti i suoi (fratelli compresi…questa poi!), viaggia utilizzando i divani disponibili in case ospitali (ospite gradito perché il ragazzo è educato: lava i piatti e pulisce il water), stringe amicizie vere (anche con inglesi taciturni, italiani troppo alti, orientali gestuali), si mantiene in trasferta da wwoofer dando una mano in fattorie biologiche (spala, con la stessa abilità, sia il cemento sia il letame), decide di scrivere un libro sulla sua esperienza… e lo fa.

In “Fallo” c’è una sola scena erotica che, peraltro, passerebbe la censura anche di Giovanardi. Di “notti da sballo”, di “famolo strano”, di “sesso estremo” (di cui sono infarciti, spesso in maniera meccanica e noiosa se non addirittura patetica, i tentavi letterari di molti suoi coetanei che, purtroppo, me li mandano) neanche l’ombra. A questo punto avete capito che “Fallo” è un imperativo categorico, o meglio un esortativo ai suoi coetanei ad agire, a fare, a inventarsi la vita, e non ha niente in comune con rituali pecorecci o falloforie postmoderne.

Un caso editoriale

Lo dico subito: non stiamo parlando di un caso letterario, di un autore rivelazione, di una nuova scrittura che lascia il segno. Piuttosto stiamo parlando di un possibile caso editoriale sostenuto dalla capacità di unconventional marketing di Demetrio e dal passa parola della Rete. “Fallo” più che un romanzo, è un diario, un blog con un unico lunghissimo post con cadenze, a tratti, da romanzo, che si lascia leggere piacevolmente. In virtù soprattutto di una sincerità dell’autore con se stesso che non è frequente, in qualsiasi fascia di età, e soprattutto ora che la Rete ha scatenato il protagonismo di ognuno e la rappresentazione, spesso alterata, di sé nei Social Network. Del resto Demetrio non è un Geek e neanche un Nerd: usa, e ama, la tecnologia perché funzionale ai gesti, alle relazioni della quotidianità, ai suoi progetti. Sembra riuscire a gestire Internet e l’innovazione nell’attuale panorama di tecnoentusiasti che, più frequentemente, sembrano loro a essere gestiti. Insomma Demetrio non manda in giro il suo avatar né nella vita né nel “romanzo”. Ci mette sempre la faccia: in tutti i sensi.

“Fallo” è, nello stesso tempo, cronaca di un risparmioso viaggio di formazione in Francia alla volta di Parigi e analisi degli stati d’animo di un ventiquattrenne alle prese con scelte e decisioni importanti per la sua vita professionale e relazionale. Una carrellata di luoghi, persone, umori, esperienze: a volte tratteggiati incisivamente, a volte solo abbozzati. La stessa Kimberly, la canadese “protagonista” femminile, viene letta più attraverso il succedersi dei sentimenti di Demetrio che attraverso un tentativo di capirne la psicologia dal di dentro. Anche la “crisi” esistenziale della sorella di Demetrio è introdotta con enfasi, ma poi liquidata un po’ troppo frettolosamente sul finale.

Lo stile migliora con le pagine, più scolastico all’inizio, più narrativo e sciolto dopo, anche se non perde mai alcuni candori naif (ampiamente scusabili, anzi caratterizzanti in un’opera prima) e alcuni, rari ma meno scusabili, cedimenti a battute trite da linguaggio banal-televisivo: “Camille, una parigina talmente strafiga che dovrebbero dare il Premio Nobel per la biologia ai genitori”. Oppure quando parla, “portando il massimo rispetto”, della visita alla tomba di Napoleone: “…non potete fare a meno di notare che il suo sarcofago più che un sepolcro è un bilocale. Inguaribile Napo.” Perdoniamolo… è un bravo ragazzo di campagna (anzi di mezza montagna: Andrate, poche anime e aria buona), perdoniamolo perché sicuramente una battuta così non la scrive più!

Obiettivo condivisione

Per consentire immediatamente al lettore di proiettarsi nella storia e possibilmente di sovrapporre e confrontare la propria esperienza, l’autore scrive in seconda persona (singolare e plurale: tu, voi) con esiti a volte un po’ buffi ma alla fine coinvolgenti. Le vicende di per se stesse non sono straordinarie: un viaggio di formazione in Francia di due mesi non è circostanza eccezionale. Ma è sicuramente originale il modo di Demetrio di vivere l’esperienza, della quale non butta via niente, come tessera del mosaico di un progetto esistenziale e professionale chiaro. Nel quale l’acquisizione di strumenti culturali, a cominciare dalla lingua del posto, è un irrinunciabile strumento di comprensione di quel mondo e dei suoi contesti. L’intelligenza interpretativa alla quale Demetrio ricorre è, principalmente, quella emotiva: il desiderio di dare autonomia, senso e prospettive alla propria vita, la ricerca della relazione con gli altri di qualsiasi età (e qui dimostra livelli di maturità non consueti), gli entusiasmi e le frustrazioni che analizza senza limitarsi a consumarli, l’eterno e comprensibilissimo dilemma dopo un’amara esperienza amorosa: non consentire più a nessuno di farti del male o, rischiando, restare pur sempre feribili?

Un’operazione 2.0 (con note di Serendipity)

È la cosa che in prima battuta mi ha spinto alla lettura del libro di Demetrio, che è laureato in Scienze della Comunicazione e che, nel frattempo, dovrebbe aver ultimato anche il Master di specializzazione di cui parla nel libro.

“Fallo”, che tra l’altro rappresenta una grossa promozione per due preziosissimi fenomeni di scambio sociale, soprattutto in tempi di crisi, quali il Couchsurfing (viaggiare grazie al divano di chi ti ospita) e il Wwoofing (World-Wide Opportunities on Organic Farms: ospitalità in cambio di un aiuto lavorativo in fattorie biologiche) è editato in proprio. Senza l’onda oceanica di Fiorello, la proiezione su Internet, il passaparola nei Social Network, un sito dedicato, l’uso mirato di Facebook e, soprattutto, di Twitter sarebbe rimasto un diario da condividere con gli amici intimi.

Del tutto coerente la scelta di prevedere immediatamente la versione e-book che, oltre a rendere molto più semplice la distribuzione, facilita tra l’altro la possibilità di condividere, twittare, valutare il libro appena terminata la lettura. Il che è assolutamente funzionale a tutta l’operazione di comunicazione “non convenzionale” e garantisce migliori livelli d’interattività e partecipazione. Io stesso ho acquistato e letto “Fallo” tramite Kindle che, detto tra parentesi, è una lettore digitale dall’aspetto seduttivamente vintage che giova a un racconto che ha, a sua volta, atmosfere vintage: dalla vita di fattoria alla scoperta di Parigi, dalla mungitura delle mucche ai camini che prendono fuoco, dai panini preparati in casa all’autostop, dal freddo fisico e psicologico al confortante odoroso calore delle stufe a legna.

Molto interessante sarebbe conoscere il piano mezzi messo a punto per il lancio di “Fallo”: quanto c’è di pianificato, quanto d’improvvisato, quanto di rimesso a punto. E, soprattutto, quanto Demetrio ha trovato mentre cercava altro, secondo il principio della Serendipity che torna ripetutamente nelle e tra le righe del suo narrare. Non è escluso che lo inviti, tra qualche mese, a raccontarlo e a discuterlo in aula con i miei studenti della Magistrale alla Sapienza, nel corso di “Pianificazione dei Media”, in occasione delle lezioni dedicate alla comunicazione non convenzionale. Un po’ come chiudere il cerchio, nel puro spirito di condivisione delle reti, quella fisica e quella digitale.

Marco Stancati ( Twitter: @MarcoStancati ) è consulente direzionale e docente di “Pianificazione dei media ” alla SAPIENZA di Roma (Scienze della Comunicazione) dal 2003. Docenze e testimonianze (anche sulla Comunicazione Organizzativa, la Comunicazione Interna e la Comunicazione di Crisi, in altre Università (Macerata, Pavia, Iulm di Milano, Luiss, Lumsa), Master e Corsi aziendali. Responsabile della Comunicazione dell’Inail dal 1999 al 2008 ha coordinato tutti i flussi comunicativi nonché i portali Internet, Intranet e l’Editoria dell’Istituto. Presenze sulle reti radiotelevisive nazionali sui temi della Sicurezza e Comunicazione. E’ giornalista pubblicista, Direttore Responsabile della Rivista degli Infortuni e delle Malattie professionali, membro della redazione di NEXT-Strumenti per l’Innovazione, collabora con diversi periodici. E’ membro del Comitato Scientifico dell’AISM.